E1La nostra mummia egizia
Per la maggior parte dei nostri visitatori la mummia è la vera protagonista, ed è bene cominciare da lei.
Forse vi state chiedendo: che cosa ci fa un’antica mummia egizia a Gerusalemme? E avreste ragione. Questa antica mummia egizia non è stata rinvenuta sul posto, ma fu donata dai Padri gesuiti di Alessandria d’Egitto alla sede del Pontificio Istituto Biblico di Gerusalemme, appena istituita. Durante i recenti lavori di restauro della mummia e del sarcofago sono stati trovati, accartocciati, due fogli di giornali egiziani del 1927 e del 1928, che confermano questa storia.
Chi è il defunto? Quando visse?
Dietro ogni mummia ci sono sempre un nome e una storia. Del defunto sappiamo poco, ma recenti TAC hanno mostrato che aveva circa 30–40 anni, un’età relativamente avanzata per l’epoca, considerata la speranza di vita. Le TAC hanno inoltre evidenziato segni di grave osteoporosi e di aterosclerosi, oltre a carie dentarie e a una retrazione gengivale, che fanno pensare a una vita piuttosto agiata, con un’alimentazione ricca e senza grandi fatiche. La mummia misura oggi 154 cm, ma in vita doveva essere più alta di 13 cm (167 cm), a causa del restringimento.
L’iscrizione indica che era un funzionario di rango minore. Il suo nome si legge it.t.Hr-r-w o Yarat-Hor-Ru, che significa L’Occhio protettore di Horus.
Per gli standard dell’antico Egitto non si tratta di una mummia molto antica (datata al radiocarbonio al 180 a.C. circa): risale soltanto all’epoca tolemaica, quando l’Egitto cadde sotto il dominio di Alessandro Magno e dei suoi generali, che poi si spartirono il suo impero. Ma ha comunque più di 2000 anni!
L’imbalsamazione dei defunti
Le TAC hanno mostrato anche che la nostra mummia fu imbalsamata secondo il metodo tradizionale. Il cervello fu estratto attraverso le narici e anche gli organi interni furono rimossi. Sono state individuate inoltre diverse sostanze conservanti: resina all’interno del cranio e bitume sulle bende (proveniente dalla zona del Mar Morto).
Il procedimento tradizionale di imbalsamazione dei defunti nell’antico Egitto era complesso. Il cervello e gli organi interni venivano estratti attraverso un’incisione sul lato sinistro del corpo e fatti essiccare. Polmoni, fegato, intestino e stomaco venivano riposti nei vasi canopi, mentre il cuore veniva ricollocato all’interno del corpo. L’interno del corpo veniva poi lavato con vino e spezie. Il corpo veniva quindi essiccato ricoprendolo di natron (sale) per 70 giorni. Dopo quaranta giorni, la cavità corporea veniva riempita di lino o di sabbia per conferirle una forma più umana. Al termine dei 70 giorni, il corpo veniva avvolto in bende dalla testa ai piedi.
Un aldilà per tutti?
Nell’Egitto dell’Antico Regno (2686–2181 a.C.) l’aldilà era un privilegio molto esclusivo, riservato soltanto al re. È l’epoca delle grandi piramidi, a Giza (vicino al Cairo) e altrove. A poco a poco l’accesso all’aldilà si estese, attraverso la nobiltà, al resto della società, tanto che all’epoca tolemaica della nostra mummia venivano mummificati anche i funzionari di rango minore, e riti complessi ne facilitavano l’ingresso nell’aldilà.
- Inventario
- E1
- Periodo
- Periodo tolemaico
- Datazione
- c. 180 a.C. (datazione al carbonio)
- Materiale
- Resti umani, Lino
- Luogo di rinvenimento
- Dono dei padri gesuiti di Alessandria alla casa di Gerusalemme appena fondata
- In esposizione
- Sala interna
